sabato 30 luglio 2011

La questione morale

Intervista a Enrico Berlinguer

«I partiti sono diventati macchine di potere»

«I partiti non fanno più politica», dice Enrico Berlinguer.

«I partiti hanno degenerato e questa è l'origine dei malanni d'Italia».

Eugenio Scalfari

* * *

La passione è finita?

Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la DC: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora...

Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana.

È quello che io penso.

Per quale motivo?

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

Lei fa un quadro della realtà italiana da far accapponare la pelle.

E secondo lei non corrisponde alla situazione?

Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.

La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel '74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell'81 per l'aborto, gli italiani hanno fornito l'immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.

Veniamo all'altra mia domanda, se permette, signor Segretario: dovreste aver vinto da un pezzo, se le cose stanno come lei descrive.

In un certo senso, al contrario, può apparire persino straordinario che un partito come il nostro, che va così decisamente contro l'andazzo corrente, conservi tanti consensi e persino li accresca. Ma io credo di sapere a che cosa lei pensa: poiché noi dichiariamo di essere un partito "diverso" dagli altri, lei pensa che gli italiani abbiano timore di questa diversità.

Sì, è così, penso proprio a questa vostra conclamata diversità. A volte ne parlate come se foste dei marziani, oppure dei missionari in terra d'infedeli: e la gente diffida. Vuole spiegarmi con chiarezza in che consiste la vostra diversità? C'è da averne paura?

Qualcuno, sì, ha ragione di temerne, e lei capisce subito chi intendo. Per una risposta chiara alla sua domanda, elencherò per punti molto semplici in che consiste il nostro essere diversi, così spero non ci sarà più margine all'equivoco. Dunque: primo, noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l'operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?

Veniamo alla seconda diversità.

Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.

Onorevole Berlinguer, queste cose le dicono tutti.

Già, ma nessuno dei partiti governativi le fa. Noi comunisti abbiamo sessant'anni di storia alle spalle e abbiamo dimostrato di perseguirle e di farle sul serio. In galera con gli operai ci siamo stati noi; sui monti con i partigiani ci siamo stati noi; nelle borgate con i disoccupati ci siamo stati noi; con le donne, con il proletariato emarginato, con i giovani ci siamo stati noi; alla direzione di certi comuni, di certe regioni, amministrate con onestà, ci siamo stati noi.

Non voi soltanto.

È vero, ma noi soprattutto. E passiamo al terzo punto di diversità. Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell'economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l'iniziativa individuale sia insostituibile, che l'impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche -e soprattutto, oggi, sotto la cappa di piombo del sistema imperniato sulla DC- non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell'attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee?

Non trovo grandi differenze rispetto a quanto può pensare un convinto socialdemocratico europeo. Però a lei sembra un'offesa essere paragonato ad un socialdemocratico.

Bè, una differenza sostanziale esiste. La socialdemocrazia (parlo di quella seria, s'intende) si è sempre molto preoccupata degli operai, dei lavoratori sindacalmente organizzati e poco o nulla degli emarginati, dei sottoproletari, delle donne. Infatti, ora che si sono esauriti gli antichi margini di uno sviluppo capitalistico che consentivano una politica socialdemocratica, ora che i problemi che io prima ricordavo sono scoppiati in tutto l'occidente capitalistico, vi sono segni di crisi anche nella socialdemocrazia tedesca e nel laburismo inglese, proprio perché i partiti socialdemocratici si trovano di fronte a realtà per essi finora ignote o da essi ignorate.

Dunque, siete un partito socialista serio...

...nel senso che vogliamo costruire sul serio il socialismo...

Le dispiace, la preoccupa che il PSI lanci segnali verso strati borghesi della società?

No, non mi preoccupa. Ceti medi, borghesia produttiva sono strati importanti del paese e i loro interessi politici ed economici, quando sono legittimi, devono essere adeguatamente difesi e rappresentati. Anche noi lo facciamo. Se questi gruppi sociali trasferiscono una parte dei loro voti verso i partiti laici e verso il PSI, abbandonando la tradizionale tutela democristiana, non c'è che da esserne soddisfatti: ma a una condizione. La condizione è che, con questi nuovi voti, il PSI e i partiti laici dimostrino di saper fare una politica e di attuare un programma che davvero siano di effettivo e profondo mutamento rispetto al passato e rispetto al presente. Se invece si trattasse di un semplice trasferimento di clientele per consolidare, sotto nuove etichette, i vecchi e attuali rapporti tra partiti e Stato, partiti e governo, partiti e società, con i deleteri modi di governare e di amministrare che ne conseguono, allora non vedo di che cosa dovremmo dirci soddisfatti noi e il paese.

Secondo lei, quel mutamento di metodi e di politica c'è o no?

Francamente, no. Lei forse lo vede? La gente se ne accorge? Vada in giro per la Sicilia, ad esempio: vedrà che in gran parte c'è stato un trasferimento di clientele. Non voglio affermare che sempre e dovunque sia così. Ma affermo che socialisti e socialdemocratici non hanno finora dato alcun segno di voler iniziare quella riforma del rapporto tra partiti e istituzioni -che poi non è altro che un corretto ripristino del dettato costituzionale- senza la quale non può cominciare alcun rinnovamento e sanza la quale la questione morale resterà del tutto insoluta.

Lei ha detto varie volte che la questione morale oggi è al centro della questione italiana. Perché?

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.

Signor Segretario, in tutto il mondo occidentale si è d'accordo sul fatto che il nemico principale da battere in questo momento sia l'inflazione, e difatti le politiche economiche di tutti i paesi industrializzati puntano a realizzare quell'obiettivo. È anche lei del medesimo parere?

Risponderò nello stesso modo di Mitterand: il principale malanno delle società occidentali è la disoccupazione. I due mali non vanno visti separatamente. L'inflazione è -se vogliamo- l'altro rovescio della medaglia. Bisogna impegnarsi a fondo contro l'una e contro l'altra. Guai a dissociare questa battaglia, guai a pensare, per esempio, che pur di domare l'inflazione si debba pagare il prezzo d'una recessione massiccia e d'una disoccupazione, come già in larga misura sta avvenendo. Ci ritroveremmo tutti in mezzo ad una catastrofe sociale di proporzioni impensabili.

Il PCI, agli inizi del 1977, lanciò la linea dell' "austerità". Non mi pare che il suo appello sia stato accolto con favore dalla classe operaia, dai lavoratori, dagli stessi militanti del partito...

Noi sostenemmo che il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità e che, comunque, la situazione economica dei paesi industializzati -di fronte all'aggravamento del divario, al loro interno, tra zone sviluppate e zone arretrate, e di fronte al risveglio e all'avanzata dei popoli dei paesi ex-coloniali e della loro indipendenza- non consentiva più di assicurare uno sviluppo economico e sociale conservando la "civiltà dei consumi", con tutti i guasti, anche morali, che sono intrinseci ad essa. La diffusione della droga, per esempio, tra i giovani è uno dei segni più gravi di tutto ciò e nessuno se ne dà realmente carico. Ma dicevamo dell'austerità. Fummo i soli a sottolineare la necessità di combattere gli sprechi, accrescere il risparmio, contenere i consumi privati superflui, rallentare la dinamica perversa della spesa pubblica, formare nuove risorse e nuove fonti di lavoro. Dicemmo che anche i lavoratori avrebbero dovuto contribuire per la loro parte a questo sforzo di raddrizzamento dell'economia, ma che l'insieme dei sacrifici doveva essere fatto applicando un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l'avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani). Questo fu il nostro modo di porre il problema dell'austerità e della contemporanea lotta all'inflazione e alla recessione, cioè alla disoccupazione. Precisammo e sviluppammo queste posizioni al nostro XV Congresso del marzo 1979: non fummo ascoltati.

E il costo del lavoro? Le sembra un tema da dimenticare?

Il costo del lavoro va anch'esso affrontato e, nel complesso, contenuto, operando soprattutto sul fronte dell'aumento della produttività. Voglio dirle però con tutta franchezza che quando si chiedono sacrifici al paese e si comincia con il chiederli -come al solito- ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l'operazione non può riuscire.

«La Repubblica», 28 luglio 1981

venerdì 29 luglio 2011

Voi che vivete...

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Compagni

Cari Compagni, sì, Compagni, perché è un nome bello e antico che non dobbiamo lasciare in disuso; deriva dal latino “cum panis” che accomuna coloro che mangiano lo stesso pane. Coloro che lo fanno condividono anche l’esistenza con tutto quello che comporta: gioia, lavoro, lotta e anche sofferenze.
È molto più bello Compagni che “Camerata” come si nominano coloro che frequentano lo stesso luogo per dormire, e anche di “Commilitone” che sono i compagnid’arme.
Ecco, noi della Resistenza siamo Compagni perché abbiamo sì diviso il pane quando si aveva fame ma anche, insieme, vissuto il pane della libertà che è il più difficile da conquistare e mantenere.
Oggi che, come diceva Primo Levi, abbiamo una casa calda e il ventre sazio, ci sembra di aver risolto il problema dell’esistere e ci sediamo a sonnecchiare davanti alla televisione.
All’erta Compagni! Non è il tempo di riprendere in mano un’arma ma di non disarmare il cervello sì, e l’arma della ragione è più difficile da usare che non la violenza.
Meditiamo su quello che è stato e non lasciamoci lusingare da una civiltà che propone per tutti autoveicoli sempre più belli e ragazze sempre più svestite.
Altri sono i problemi della nostra società: la pace, certo, ma anche un lavoro per tutti, la libertà di accedere allo studio, una vecchiaia serena; non solo egoisticamente per noi, ma anche per tutti i cittadini. Così nei diritti fondamentali della nostra Costituzione nata dalla Resistenza.
Vi giunga il mio saluto, Compagni dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e Resistenza sempre.
Vostro
Mario Rigoni Stern

mercoledì 27 luglio 2011

Missioni. Governo e Parlamento continuano a sbagliare, serviva un atto di coraggio

«Il Senato ha approvato il finanziamento della guerra in Afghanistan nello stesso giorno in cui viene seppellita la 41° vittima italiana. Un atto grave che verrà ripetuto alla Camera. Quando si dice che governo e parlamento hanno perso il loro prestigio nel Paese, non si fa qualunquismo né cattiva politica. Si dice la verità. Gli stessi Usa lo ammettono: la guerra in Afghanistan è fallita e occorre trovare il modo di riportare i militari nei loro paesi. Nel frattempo, mentre le teste d’uovo della Casa Bianca cercano una via d’uscita, continuano a morire soldati italiani e civili afgani. Ci sarebbe voluto un atto di coraggio da parte del governo e del parlamento. Un no ad una guerra inutile ed insensata». E' quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI-Federazione della sinistra.

martedì 26 luglio 2011

Borghezio da ricovero. La sua è istigazione alla violenza

«Borghezio? Da ricovero. Le sue sono intollerabili affermazioni. Un personaggio del genere, che fa simili dichiarazioni andrebbe perseguito, come minimo, per 'istigazione alla violenza' da mezzo mondo. D'altronde basta andare su wikipedia per capire chi è Borghezio e quante ne ha fatte 'l'onorevole'...». E' quanto afferma Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del PdCI-Federazione della sinistra, che continua: «Borghezio alimenta odio e provoca disgusto. Ci chiediamo ancora una volta come può un partito che ospita simili personaggi governare il nostro Paese?».

La Lega fa propaganda ma ubbidisce a padron Berlusconi

«L’apertura dei Ministeri al nord, così come il rito dell’ampolla sul Po o il giuramento di Pontida, è solo ciarpame comiziesco, paccottiglia venduta come rivoluzione nella speranza di occultare la complicità degli “onorevoli padani” nel garantire l’impunità a padron Berlusconi». Così Alessandro Pignatiello, coordinatore nazionale della segreteria Pdci-Federazione della Sinistra. «E' il disperato tentativo di offuscare il voto favorevole della Lega a manovre economiche pesantissime, che penalizzano anche i suoi militanti ed elettori, ed alle guerre che minacciano di non votare e votano sempre. I cittadini del nord, come tutti gli italiani, non ne possono più di un governo incapace di affrontare i problemi reali, che fa solo propaganda spicciola. L’auspicio di tutti - continua Pignatiello - è avere quanto prima un nuovo governo, eletto democraticamente e non attraverso alchimie di palazzo».

L'opposizione parlamentare voti contro la guerra in Afghanistan

«Finalmente voci preoccupate si alzano dall’interno del Pd contro la guerra in Afghanistan». A dirlo è Manuela Palermi della direzione nazionale del Pdci-Federazione della Sinistra. «A lungo siamo stati gli unici a batterci contro il carico insopportabile di dolore e di morti, contro la sua inutilità e contro i costi tremendi della guerra. Sono stati spesi miliardi e miliardi di euro e ora c’è l’impegno ad altri 39 miliardi per l’acquisto di elicotteri. E’ sensato - chiede Palermi - quello che sta avvenendo? La gente sta subendo sacrifici enormi per una manovra che scarica tutto sui ceti medio-bassi. Spenderne altri 39 quando si sa che dall’Afghanistan ce ne andremo, che senso ha? Il popolo della sinistra apprezzerebbe moltissimo che l’opposizione votasse contro il rifinanziamento. 300 elicotteri in più o in meno non cambiano il corso di questa guerra insensata e – come ammesso dagli stessi Usa - già persa».

lunedì 25 luglio 2011

Via dalla sporca guerra afgana

Inverecondo balletto della Lega

«Un altro militare italiano è morto nella sporca e inutile guerra afgana, che tra l’altro tutti considerano già persa, iniziata senza ragioni valide, lasciando criminalmente intendere al popolo italiano che si trattasse di una "guerra umanitaria"». Così Oliviero Diliberto, segretario nazionale Pdci-Federazione della Sinistra, nell'apprendere la morte del militare italiano, caporalmaggiore David Tobini. «Il governo - continua Diliberto che si è schierato fin dall'inizio contro la guerra in Afghanistan - dovrà rendere conto a tutto il Paese di quale senso ha avuto ed ha la partecipazione al conflitto afgano. Che si aspetta a ritirare il contingente italiano visto che il disimpegno alla guerra è già scontato. Non sono morti abbastanza militari italiani, non sono morte migliaia e migliaia di civili iracheni innocenti? Il balletto che conduce la Lega è inverecondo. La Lega ha approvato l’intervento ed ha ogni volta votato a favore del suo finanziamento. La smetta di fare propaganda, almeno per rispetto ai ragazzi morti ed alle famiglie attanagliate dal dolore».

venerdì 22 luglio 2011

Unità per rendere più forti le idee di sinistra

«Mi permetto di rispondere a Claudio Fava, che peraltro stimo, e che boccia la mia proposta di unità a sinistra». Lo dichiara Oliviero Diliberto, segretario nazionale Pdci-Federazione della Sinistra. «Fava mi accusa di politicismo ed elettoralismo. Non è così, è ben altro a spingermi. E’ la consapevolezza - continua Diliberto - che dobbiamo costruire una sinistra più grande perché la deriva moderata ha investito come uno tsunami questo Paese. E’ la consapevolezza che prioritarie sono le idee, non il politicismo e l’elettoralismo, ma per vincere le idee hanno bisogno di gambe su cui camminare, di uomini e donne che le condividano. Il mio è solo un appello – che rinnovo e continuerò a rinnovare – per non rivivere vicende come la Fiat, come la Tav… E’ la ragione per cui mi batto per una sinistra più grande e più efficace».

La proposta di Calderoli è una presa in giro

«Ma chi vogliono prendere in giro?» Lo chiede Oliviero Diliberto, segretario nazionale Pdci-Federazione della Sinistra. «La proposta Calderoli è solo chiacchiere. Per attuare una riforma costituzionale ci vogliono anni. Credono in questo modo di essersi lavati la coscienza perché non hanno voluto tagliare i costi della politica, dalle retribuzioni e vitalizi dei parlamentari fino alle provincie? D’altronde - continua Diliberto - la massa di parlamentari, consiglieri, assessori di Pdl e Lega è caratterizzata dalle pulsioni clientelari e carrierizie. Scilipoti insegna. Pensare di far guadagnare di meno questa gente o addirittura di mandarla a casa vuol dire far saltare per aria Pdl e Lega».

mercoledì 20 luglio 2011

Governo in decomposizione come i rifiuti di Napoli

«Sono ai ferri corti, finiti in un imbuto senza uscita. La maggioranza è allo stremo, in totale decomposizione come la spazzatura che sta inquinando Napoli. Ogni provvedimento trasuda le difficoltà del governo ad andare avanti. Anche sui rifiuti non sanno che pesci prendere. L'Esecutivo è oramai senza senso alcuno. Vadano a casa e si torni immediatamente al voto». E' quanto afferma Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del PdCI-Federazione della sinistra, dopo che il governo è andato due volte sotto alla Camera.

A dieci anni dalla morte di Carlo Giuliani giustizia non è stata fatta

«10 anni fa moriva Carlo Giuliani. E con lui se ne andarono le ragioni - che gli anni hanno poi rivelato giuste - di quelle centinaia di migliaia di ragazze e ragazze che a Genova chiedevano una società più giusta ed un mondo migliore, che si battevano contro la globalizzazione selvaggia e gli strumenti autoritari del mercato». Così Oliviero Diliberto, segretario nazionale Pdci-Federazione della Sinistra. «Abbiamo ancora negli occhi la violenta militarizzazione della città e le immagini terrificanti alla Diaz e alla caserma Bolzaneto. Tutti sanno l'approssimazione con cui si sono svolte le indagini. E infatti a 10 anni di distanza giustizia non è stata fatta. Noi ci stringiamo ai genitori, ai compagni e alle compagne di Carlo, a tutti coloro che in questi giorni, a Genova, stanno organizzando iniziative importanti per ricordare Carlo e quelle tremende giornate del 2001».

Legge contro l'omofobia ostacolata da un governo dalla doppia morale

«Mi auguro che stavolta la legge contro l’omofobia passi anche se come al solito la strada è stata riempita di ostacoli». Così Oliviero Diliberto, segretario nazionale Pdci-Federazione della Sinistra. «Ci sono pregiudiziali di costituzionalità che potrebbero impedirlo, presentate da Udc, Pdl e Lega. Nei momenti in cui sono in atto leggi su diritti civili che in altri paesi esistono da anni ed anni, lo schieramento reazionario della ex Casa delle Libertà si ricompone con la compiacenza del Vaticano. E’ indecente - continua Diliberto - che un governo corrotto e dalla doppia morale pretenda di giudicare la sessualità degli individui, di definire quella giusta e quella sbagliata, immemore dei festini di Arcore che hanno fatto la gioia di tutti i giornali scandalistici del mondo».

martedì 19 luglio 2011

Il lavoro di Ingroia e Di Matteo speranza per gli italiani

«La tragica, drammatica e disperata consapevolezza di Paolo Borsellino che era già pronto il piano per ucciderlo eseguito dalla mafia ma voluto da altri costituisce ancora la ferita più profonda e mai rimarginatasi.
Lo Stato democratico e le sue istituzioni sprofondano giorno dopo giorno in un abisso oscuro di malapolitica, corruzione, degrado morale e civile. La verità su quell'attentato e su quella stagione potrebbe essere un'ancora di salvezza a cui aggrapparsi per provare a risalire. Ecco perchè il lavoro delicatissimo dei Pm Ingroia e Di Matteo rappresenta per milioni di italiani una speranza per un nuovo patto sociale di una Repubblica oggi assai malata». E' quanto afferma Orazio Licandro, della segreteria nazionale del PdCI-Federazione della sinistra.

Il governo si accanisce sul popolo e mantiene i privilegi della politica

E’ intollerabile un governo che colpisce duramente famiglie, salari, pensioni e non taglia i costi della politica. Niente strumentalizzazioni e demagogia. Ma stipendi parlamentari in media con quelli europei, taglio drastico dei privilegi e cancellazione dell’indennità sono sicuramente un sacrificio minore di quello che si sta chiedendo agli italiani. Anzi, per essere più esatti, che si sta chiedendo ai lavoratori, ai pensionati, alle famiglie, ai ceti medio-bassi. Perché per quelli ricchi non c’è niente da pagare. E allora chi legifera (in questo caso il governo e la sua maggioranza perché il parlamento è stato del tutto espropriato) non può non mettere sul piatto anche sacrifici che riguardino la politica. A cominciare dalle provincie e da tanti enti inutili che succhiano denaro senza produrre nulla.

Manuela Palermi

venerdì 15 luglio 2011

Basta muri di gomma. I deputati non sono intoccabili

«Un po di serietà e di senso di responsabilità non guasterebbe, dal momento che in Italia si respira un clima di impoverimento politico e culturale impressionante.
E' ora di finirla nel dividere gli italiani tra cittadini di 'serie a' e di 'serie b'. I deputati non sono intoccabili. Chi li considera tali è fuori dalla storia. Il muro di gomma che si eleva ogni qual volta in inchieste giudiziarie ci sono parlamentari di mezzo è una cosa indegna, tipica di chi considera la "res publica" solo un modo per tutelare i propri interessi». E' quanto afferma Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del PdCI-Federazione della sinistra.

Manovra contro ceti più bassi e famiglie

«E’ una manovra indecente che andava fortemente osteggiata». Così Oliviero Diliberto, segretario nazionale Pdci-Federazione della Sinistra. «Proprio oggi l’Istat ci dice che in Italia ci sono più di tre milioni di persone che vivono in assoluta povertà. E la manovra che stanno approvando si accanisce proprio contro i poveri e le famiglie. C’è un taglio generalizzato - continua Diliberto - che riguarda le agevolazioni fiscali per le famiglie, per i figli, per le rette degli asili nido, per gli studenti… E' scandaloso. La destra si riempie la bocca di famiglia e poi la tartassa come mai è accaduto. Spero che questo clima di “responsabilità nazionale” finisca in fretta visti i pessimi risultati».

giovedì 14 luglio 2011

Contro gli immigrati barbarie e inciviltà

Si tratta di barbarie e inciviltà. Non saprei come altro commentare l’aver dilatato da 6 a 18 mesi la detenzione degli immigrati nei Cie. Ho volutamente usato la parola “detenzione” perché di carcere si tratta e non di altro. L’azione del governo Berlusconi non si contraddice. Si accanisce sui pensionati, sui lavoratori dipendenti e sugli immigrati. Non c’è alternativa a nuove elezioni. Vorrei che lo capissero anche tutti gli altri partiti di centrosinistra. Dopo lo straordinario voto degli italiani alle amministrative e ai referendum, dobbiamo puntare al cambiamento e nessun cambiamento è possibile se resta questo governo e questo parlamento di indagati.

Oliviero Diliberto

Manovra rozza, vigliacca e disumana. E' il testamento fallimentare del governo

«Rozza, vigliacca e disumana. La pesantissima Manovra, che ammazza le famiglie ed i lavoratori, è il lascito testamentale di un fallimento che è sotto gli occhi di tutti.
Un testamento che sbugiarda il premier e che lo inchioda alle sue tremende responsabilità. Tre anni di governo insano hanno reso l'Italia più povera, sotto tutti i punti di vista. L'hanno sminuzzata fino a distruggere il tessuto sociale, economico e produttivo del Paese. Alla luce di tutto questo appare sempre più assurdo il silenzio 'responsabile' delle opposizioni parlamentari». Così Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI-Federazione della sinistra, ai giornalisti che gli chiedevano un parere sulla manovra del governo.

mercoledì 13 luglio 2011

Si dimetta Berlusconi e la sua maggioranza di indagati

«Un altro sfregio del Pdl alle istituzioni. Il ministro Saverio Romano rinviato a giudizio per concorso in associazione mafiosa. Serve altro per cacciare il governo Berlusconi? Serve altro per capire che ogni "responsabilità" verrà giudicata dai cittadini italiani alla stregua di omertà e connivenza?» Lo chiede Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci-Federazione della Sinistra. «Saverio Romano deve dimettersi e, assieme a lui, tutto il governo e una maggioranza che pullula di indagati. E poi, con un atto di trasparenza, si vada a nuove elezioni per permettere al popolo italiano di dire la sua. Rivolgo in tal senso un appello al presidente Napolitano. Sono convinto che ci sia un punto di illegalità oltre il quale non si può andare».

Romano si faccia da parte. Accusa terribile

«L'accusa di concorso in associazione mafiosa è terribile e non può lasciare indifferenti. Il ministro Romano si faccia da parte, a tutela del ruolo che ricopre e per rispetto delle Istituzioni.
La vicenda testimonia che, in questo governo, il livello di guardia è superato e che qualunque richiamo alla responsabilità nazionale, in un periodo di così grave crisi economica e sociale, non può non passare dal ritiro di questo Esecutivo, sempre più al centro di vicende gravi e inquietanti». E' quanto afferma Orazio Licandro, della segreteria nazionale del PdCI-Federazione della sinistra.

martedì 12 luglio 2011

No a governo tecnico con chi ha portato il paese allo sfascio

«Se il governo Berlusconi è in grado di affrontare la crisi, lo faccia e se ne assuma tutte le responsabilità». Lo dichiara Oliviero Diliberto, segretario nazionale Pdci-Federazione della Sinistra. «Ha negato la crisi per anni, ha portato il paese allo sfascio. Siamo a crescita zero, a occupazione zero. I nostri giovani non hanno futuro. Come si può pensare ad un governo tecnico o istituzionale o di responsabilità nazionale con una maggioranza che ha parlamentari indagati, ministri sospettati, che ha fatto dell'illegalità una pratica quotidiana e che rappresenta una vergogna per l’Italia in tutto il mondo? Non è così che si risponde al “vento di cambiamento” venuto dalle amministrative e dai referendum. Mi auguro che il Pd, la maggiore forza di centrosinistra, rinunci a quello che sarebbe un vero suicidio politico».

Un altro morto italiano. E' ormai una sporca routine

«Un altro italiano morto in Afghanistan. Ed è già diventata una “seconda” notizia, una sorta di routine. E’ la 40a vittima da quando i militari italiani sono lì. Quella sporca e inutile guerra, spacciata per anni per missione di pace, continua quasi per inerzia, senza che si capisca perché siamo lì a uccidere civili afgani ed a farci uccidere. Alla famiglia del caporal maggiore Roberto Marchini, a tutti i suoi cari, va la solidarietà e il cordoglio profondo mio e del mio partito». Lo scrive Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci-Federazione della Sinistra sul sio profilo facebook.

Trasferimento ministeri? E' cartina di tornasole di un governo vuoto e propagandistico

«La polemica sul traferimento dei ministeri al Nord è la cartina di tornasole di questo governo che, incapace di pensare ai problemi veri degli italiani, continua a fare propaganda spicciola e vendere fumo per tenersi buoni i suoi elettori».
E' quanto afferma Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del PdCI-Federazione della sinistra, che continua: «Siamo ai colpi di coda di un Esecutivo oramai al capolinea e che rischia di produrre guasti politici, sociali e culturali gravi al Paese. Qualcuno al suo interno rinsavisca e stacchi la spina prima che sia davvero troppo tardi...».

Situazione gravissima. Il governo prenda atto del fallimento e lasci

«La situazione italiana è gravissima. La speculazione si sta abbattendo sul Paese ed i rischi di default sono reali. Cosa fare allora? Dare disponibilità al governo sulla manovra? Credo che sarebbe un errore gravissimo.
L’economia, l’occupazione, lo sviluppo sono a crescita zero. Non si può affrontare una crisi così pericolosa con un governo screditato, pieno di ministri e parlamentari indagati, con il premier condannato per truffa. Per recuperare un minimo di credito a livello europeo, c’è bisogno di un nuovo governo. Avrà di fronte a sé una situazione molto difficile. Ma quando il proprio Paese è in condizioni disperate, tutti devono saper fare la propria parte. Il governo Berlusconi deve prendere atto del suo fallimento ed andarsene». E' quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI-Federazione della sinistra.

venerdì 8 luglio 2011

Spettacolo disgustoso da Pdl, Lega e governo. Sgombrino il campo

«Ma il Pdl esiste ancora? E il governo? E la Lega? Insulti tra ministri, tre casi alla Giunta per l’Autorizzazione a procedere (Papa, Verdini e Milanese), una manovra lacrime e sangue, appena controfirmata dal Presidente della Repubblica e già messa in discussione dallo stesso centrodestra, Maroni che invoca una maggiore equità… Ma proprio non viene in mente a nessuno di questi signori che è ora che se ne vadano? Stanno dando uno spettacolo disgustoso. Facciano il favore: sgombrino il campo». Così risponde Oliviero Diliberto, a Ferrara per una iniziativa della Federazione della Sinistra, alla domanda di un giornalista.

Tutti a casa

L’ultima norma ad personam è talmente immorale che i faccendieri di Berlusconi hanno annullato la conferenza stampa di presentazione della manovra. Una piccola norma quasi da niente, più che altro una “precisazione” sul nuovo processo. Si “precisa” che il legislatore ha la facoltà di sospendere l’esecutività delle sentenze di risarcimento in primo e secondo grado, fino alla Cassazione. Ergo: il nostro non dovrà pagare il risarcimento miliardario dovuto alla Cir per la vicenda del Lodo Mondadori. Un lavoretto niente male che manterrebbe nelle tasche di Berlusconi la montagna di quattrini che deve alla Cir di De Benedetti.
L’amore di Silvio Berlusconi per i propri interessi non ha pudori, è appassionato fino alla vergogna. Di questo amore spudorato conosciamo ormai tutto. Resta misterioso perché i suoi accoliti, i berluscones, la sua maggioranza continuino a stargli attaccati addosso come l’edera, quasi che sciolto l’abbraccio precipitassero nel vuoto. L’agonia di questo governo la vedono tutti, a mio avviso persino Scilipoti se n’è fatta una ragione. Berlusconi ormai è più fuori che dentro il governo. Razionalità farebbe pensare che si mettano a progettare un’alternativa, a individuare un altro superuomo da venerare che li protegga da tutti gli impicci che fanno. Anche perché, spiace dirlo, ma hanno il vantaggio che l’altra alternativa, quella di centrosinistra, sia ancora molto, ma molto sfocata. Non si capisce il perché, ma c’è un’inerzia più che colpevole da parte della forza maggiore del centrosinistra, il Pd. Che si aspetta a costruire su contenuti coraggiosi, innovativi, un’altra maggioranza, quella che il popolo italiano, sia alle amministrative e ancor più vistosamente al referendum, ha chiesto che sia di sinistra, su contenuti di sinistra, recuperando il senso di “bene comune”, di risorsa collettiva disperso dall’ubriacatura neoliberale?

Manuela Palermi, 5 luglio 2011

Una manovra antisociale e inutile

«Napolitano ha firmato. Il decreto legge sulla manovra entra in vigore. Il governo ha negato la crisi per mesi e mesi, e adesso c'è un paese stremato, una gioventù senza lavoro, ed un futuro prossimo di sacrifici che colpiranno, tanto per cambiare, la gente più povera e quel ceto medio che non esiste più, tanto s'è impoverito». Lo scrive Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci-Federazione della Sinistra sul suo profilo facebook. «I tagli alla scuola, alla sanità e alle pensioni sono vergognosi. Non si può assistere inerti a questo disastro sociale. Rivolgo un appello a tutta la sinistra, ai democratici, ai sindacati: c'è bisogno di uno scatto, di una ribellione. Tutti i democratici, tutti quelli che hanno a cuore le sorti del Paese, devono concordare un'iniziativa per manifestare il loro totale dissenso. La manovra non è solo antisociale, è anche perfettamente inutile. Non risanerà nulla. Non creerà alcuna potenzialità di sviluppo. Porterà solo il paese ad un ulteriore impoverimento».

Ritiro lodo Mondadori? Berlusconi si sarà vergognato

«Il ritiro della norma? Il premier si sara' vergognato di se stesso". E' il commento di Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI-Federazione della sinistra, alla notizia del ritiro della norma pro-Mondadori. "La marcia indietro - continua Diliberto - conferma che questo governo è solo ed esclusivamente una dependance del premier. Resta la nostra ferma convinzione che questo governo prima va via meglio è per il Paese».


martedì 5 luglio 2011

Immediate dimissioni di Berlusconi e voto anticipato

"Berlusconi dia immediatamente le dimissioni e si vada ad elezioni anticipate. E’ l’unico modo per ristabilire un minimo di senso delle istituzioni in un Paese maciullato dal conflitto di interessi di Berlusconi. Quel che s’è tentato di fare con il lodo Fininvest è immorale. Sono convinto che il presidente della Repubblica valuterà la situazione con grande rigore".

lunedì 4 luglio 2011

Da Genova un esempio di solidarietà

Nei prossimi giorni Genova accoglierà 20.000 tonnellate di rifiuti provenienti da Napoli. L'operazione, ideata e fortemente voluta dall'assessore comunale con delega all'ambiente e alla regolazione e gestione del ciclo dei rifiuti urbani Carlo Senesi, del PdCI-Federazione della Sinistra, oltre a rappresentare un forte segnale di solidarietà nei confronti della cittadinanza napoletana, rappresenta un segnale politicamente forte nei confronti di quelle forze politiche (per non fare nomi, la Lega) che fanno del cinico egoismo e del particolarismo il loro cavallo di battaglia.
La Federazione PdCI di Genova si augura che questo esempio possa essere a breve seguito da altre amministrazioni locali, in una logica di civile compartecipazione a problemi che non sono solo della città di Napoli, ma di tutta la comunità nazionale.

La Federazione PdCI di Genova

Governo come "Edward mani di forbice"

«Il governo come 'Edward mani di forbice', il film di Tom Burton. I tagli, le sforbiciate, i sacrifici ed i rincari contenuti dalla Manovra sono la cartina di tornasole di questo Governo, sempre più vicino al capolinea, affogato in diatribe interne che si scaricano solo e semplicemente sulla pelle degli italiani».
E' quanto afferma Orazio Licandro, della segreteria nazionale del PdCI-Federazione della sinistra, che continua: «Uccidono gli Enti locali, se la prendono con i pensionati, mettono i lavoratori in un angolo. Il provvedimento lacrime e sangue del governo va rispedito al mittente, pena l'impoverimento dell'Italia in ogni suo aspetto».

RAI, struttura Delta. I membri dell'opposizione in CdA si dimettano in segno di protesta

«"La struttura 'Delta' è una cosa indegna, fa rabbrividire e segnala lo stato comatoso in cui versa la libertà di informazione nel nostro Paese. Si muoveva come il braccio armato dei potenti politici di turno alla faccia dei cittadini che pagano il canone.
Ci permettiamo di rivolgere un consiglio ai componenti dell'opposizione che siedono nel CdA della Rai: date le dimissioni, andatevene, perchè il rischio di avallare anche con la sola la presenza questa bruttura è reale. Chi risponderà di tanto scempio? Chiediamo ai dirigenti coinvolti di fare un passo indietro, in nome dell'etica pubblica e del decoro civile, quello che contraddistingue un paese a democrazia compiuta da un regime». E' quanto afferma Manuela Palermi, responsabile Comunicazione del PdCI-Federazione della sinistra.

Perché i black bloc non sono stati fermati?

«Parte grande della politica e dell’informazione sta facendo un’operazione di falsificazione molto grave. La lotta lunga, tenace, pacifica dei cittadini della Val di Susa viene cancellata e schiacciata sulle violenze dei block bloc. Siccome il governo sapeva che sarebbero venuti e sicuramente con intenzioni non pacifiche, perché non li ha fermati? Perché non li ha messi in galera? Ha lasciato che la lotta dei cittadini per la “loro" valle – ripeto, la “loro" valle - fosse macchiata dalle violenze per renderla meno credibile. Un’informazione libera ed oggettiva dovrebbe indagare di più su questo elemento che, fra l’altro, nella storia d’Italia non è nuovo». Lo dichiara Oliviero Diliberto, segretario nazionale Pdci-Federazione della Sinistra.

Freedom Flottilla. Israele privatizza il Mediterraneo

«Quanto sta accadendo in queste ore nei porti greci ci preoccupa e ci indigna. Le autorità elleniche bloccano le navi dirette a Gaza, dimostrando una totale sudditanza verso il governo di Israele e ponendosi in netto contrasto con la legalità internazionale». A parlare è Maurizio Musolino, responsabile nazionale Medio Oriente del Pdci-Federazione della Sinistra. «Le persecuzioni verso la Freedom Flottilla mettono in discussione la libertà di navigazione e fanno del Mediterraneo una sorta di mare privato di Israele. Ci rammarica che la Grecia si renda complice del regime di apartheid su cui si fonda il governo di Tel Aviv. C'è un filo saldissimo – continua Musolino - che lega queste scelte di politica internazionale con le decisioni del governo Papandreu che da mesi colpiscono i lavoratori e gli strati più poveri della società greca. Riaffermiamo il sostegno del Pdci-Federazione della Sinistra alla Freedom Flottilla e alla lotta del popolo di Palestina. Confermiamo l'impegno a lavorare per rompere l'embargo che da anni stringe d'assedio Gaza e Cisgiordania e a sostenere la campagna per chiedere il riconoscimento internazionale dello stato di Palestina. Aderiamo – termina Musolino - alle mobilitazioni nazionali che lunedì prossimo si svolgeranno in tutta Italia per sostenere la Freedom Flottilla e il diritto alla libera navigazione nel Mediterraneo».

domenica 3 luglio 2011

E i salari vanno sempre più giù...

I dati Istat sulle retribuzioni di maggio ci dicono che esse crescono meno dell'inflazione. Su base mensile sono rimaste ferme. Su base annua l’aumento è dell'1,8% contro il 2,6% del livello dei prezzi. Anche quest’anno, quindi, ci sarà un’ulteriore perdita del potere d’acquisto.
E tutto questo avviene mentre il governo annuncia ulteriori tagli agli stipendi e alle pensioni, a partire dai dipendenti pubblici. E, come se non bastasse, ci sarà una modifica delle aliquote IVA che, se attuata, peserà principalmente sulle famiglie dei lavoratori dipendenti, riducendone ulteriormente il potere d’acquisto. E’ inoltre particolarmente critico il versante dei rinnovi contrattuali. A maggio sono in attesa di rinnovo 36 accordi contrattuali, corrispondenti a 4,5 milioni di dipendenti, pari a circa un quarto di tutti i lavoratori dipendenti Non solo un lavoratore su quattro è da tempo senza il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, ma è anche aumentato enormemente il tempo di attesa rispetto ad un anno fa. Infatti a maggio, in media, l'attesa di rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è di 17,1 mesi, in deciso aumento rispetto allo stesso mese dello scorso anno (11 mesi). Questi dati drammatici ci dicono che, al di là dei proclami di Confindustria, del governo, delle stesse organizzazioni sindacali, i lavoratori e le lavoratrici versano sempre più in una situazione di precarietà e gli viene anche negato il diritto al rinnovo del contratto di lavoro. Anziché perder tempo in questo perenne tira-molla con Confindustria su un nuovo modello di relazioni sindacali, che avviene senza alcuna mobilitazione di sorta, sarebbe più utile una risposta di lotta generale per il diritto al rinnovo contrattuale. Così come la sinistra ed i partiti progressisti, se vogliono recuperare fiducia e consenso popolare e nel mondo del lavoro, debbono assolutamente assumere la centralità del lavoro quale bussola di orientamento per tutte le loro scelte politiche e per le loro alleanze.

Dino Tibaldi

sabato 2 luglio 2011

Dopo Alfano segretario, Scilipoti premier

«Visto il grande rinnovamento in corso nel Pdl, dopo l’elezione di Alfano a segretario, Berlusconi dovrebbe valutare seriamente l’ipotesi di nominare Scilipoti suo successore alla presidenza del consiglio dei Ministri. D’altronde, il suo governo deve soprattutto a Scilipoti la propria sopravvivenza, ed inoltre anche lui, come Alfano e Berlusconi, crede nella tutela della vita e della famiglia”. E’ il commento sarcastico di Alessandro Pignatiello, coordinatore segreteria nazionale Pdci-Federazione della Sinistra.

venerdì 1 luglio 2011

Dato ISTAT drammatici. La manovra li peggiorerà

«Un giovane su tre in Italia è disoccupato e al sud una donna su due non trova lavoro. Ancora una volta i dati Istat fanno giustizia di tutte le cialtronate del governo Berlusconi». Lo dichiara Oliviero Diliberto, segretario nazionale Pdci-Federazione della Sinistra. «La manovra che si apprestano a varare renderà questi dati ancora più drammatici. Non c’è nulla che crei sviluppo, non c'è nulla sul Mezzogiorno tranne le intollerabili battute razziste della Lega. C'è invece molto su licenziamenti, riduzione di salario e tagli a servizi essenziali come scuola e sanità. E' proprio vero, conclude Diliberto, al peggio non c'è mai fine».