I dati Istat sulle retribuzioni di maggio ci dicono che esse crescono meno dell'inflazione. Su base mensile sono rimaste ferme. Su base annua l’aumento è dell'1,8% contro il 2,6% del livello dei prezzi. Anche quest’anno, quindi, ci sarà un’ulteriore perdita del potere d’acquisto.
E tutto questo avviene mentre il governo annuncia ulteriori tagli agli stipendi e alle pensioni, a partire dai dipendenti pubblici. E, come se non bastasse, ci sarà una modifica delle aliquote IVA che, se attuata, peserà principalmente sulle famiglie dei lavoratori dipendenti, riducendone ulteriormente il potere d’acquisto. E’ inoltre particolarmente critico il versante dei rinnovi contrattuali. A maggio sono in attesa di rinnovo 36 accordi contrattuali, corrispondenti a 4,5 milioni di dipendenti, pari a circa un quarto di tutti i lavoratori dipendenti Non solo un lavoratore su quattro è da tempo senza il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, ma è anche aumentato enormemente il tempo di attesa rispetto ad un anno fa. Infatti a maggio, in media, l'attesa di rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è di 17,1 mesi, in deciso aumento rispetto allo stesso mese dello scorso anno (11 mesi). Questi dati drammatici ci dicono che, al di là dei proclami di Confindustria, del governo, delle stesse organizzazioni sindacali, i lavoratori e le lavoratrici versano sempre più in una situazione di precarietà e gli viene anche negato il diritto al rinnovo del contratto di lavoro. Anziché perder tempo in questo perenne tira-molla con Confindustria su un nuovo modello di relazioni sindacali, che avviene senza alcuna mobilitazione di sorta, sarebbe più utile una risposta di lotta generale per il diritto al rinnovo contrattuale. Così come la sinistra ed i partiti progressisti, se vogliono recuperare fiducia e consenso popolare e nel mondo del lavoro, debbono assolutamente assumere la centralità del lavoro quale bussola di orientamento per tutte le loro scelte politiche e per le loro alleanze.
Dino Tibaldi
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