C’è tanta voglia di andare a Pontida, mescolarci, con un sorriso ebete stampato in faccia, tra vichinghi con le corna verdi e ubriachi e smarriti ministri, tra avvizzite misspadanie e urlatori di radiopadania.
Si perché il referendum appena vinto parla direttamente a quel pratone.
Perché da queste parti parecchi volevano che l’acqua non finisse nel borsino delle multinazionali, quasi tutti non ne volevano sapere di centrali nucleari padane e altrettanti pensano che la legge dovrebbe essere uguale per tutti (anche e soprattutto per il Caimano).
E invece il capo aveva ordinato di andare al mare.
E nemmeno Zaia e Maroni lo hanno ascoltato...
Figurati gli elettori.
Intendiamoci, non è la fine della Lega, che è un movimento di popolo radicato e ancora pieno di energie e poltrone, ma di questa lunga, complicata, rancorosa e sofferta relazione con il “mafioso di Arcore” sì.
Le tasse non sono diminuite, la sicurezza non è aumentata, del federalismo nemmeno l’ombra.
Il vecchio e malandato senatùr lo sa bene, perché è uno che di fiuto ne ha ancora, che non potrà incantare le sue truppe con qualche dependance ministeriale da trasferire al nord.
Lo ha già fatto: ha già scaricato Berlusconi una volta, ma era giovane ed in forma, lui e pure il Caimano, aveva ancora parecchie cartucce da sparare. Ed infatti hanno fatto a tempo poi a rimettersi in affari assieme grazie alla pulsione suicida del centrosinistra. Ma ora sia Umberto che Silvio sanno di essere vecchi e sono stanchi. Se finisce, finisce per entrambi. E allora cambia, cambia tutto per davvero.
p.s. sempre che in qualche modo il centrosinistra non riesca comunque ad ibernarli o clonarli per consegnarli ad una vita ed un potere eterni.
Nicola Atalmi
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